Decidere di rinunciare all’acquisto sistematico di bottiglie d’acqua minerale è un gesto importante. L’acqua dell’acquedotto è altamente controllata e per fortuna negli ultimi anni sempre più persone dichiarano di bere acqua dal rubinetto.
Dall’analisi incrociata di due ricerche effettuate l’una dal CRA (Customized Research and Analysis) riguardo la propensione al consumo di acqua del rubinetto e l’altra dall’Open Mind Research, sulle dimensioni e il profilo socio-demografico di quanti nell’ultimo anno hanno bevuto acqua del rubinetto, trattata e non, emerge che:
– Il 78% circa degli italiani ha bevuto acqua del rubinetto nel 2020, con un tasso di crescita sul 2018 che sfiora il 4%;
– Il 46% dichiara di bere sempre o quasi da rete domestica;
– I principali motivi che inducono gli italiani ad optare per “l’acqua del sindaco” sono il gusto (26,9%), la comodità
(22,5%), il risparmio rispetto all’acqua in bottiglia (20,4%), la sicurezza (17,5%) per i maggiori controlli rispetto a
quella confezionata, il rispetto per l’ambiente (fattore in forte crescita).
Nonostante questo trend positivo, l’Italia continua ad essere però il primo Paese europeo in quanto a consumo pro capite di acqua minerale in bottiglia: ben 194 litri all’anno. I danni derivanti da una tale propensione sono ormai noti e forse ancora troppo sottovalutati.
Per produrre le bottiglie di plastica ed imbottigliare circa 12 miliardi di acqua minerale vengono utilizzate circa 300.000 tonnellate di PET, con un consumo di oltre 500.000 tonnellate di petrolio e un’emissione di CO2 di circa 1 milione di tonnellate di CO2.


